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A scuola di internet

C’è un aspetto che la società contemporanea ci vieta ormai di ignorare, quando si parla del rapporto tra genitori e figli, ed è l’uso delle nuove tecnologie. Ormai, vista la diffusione sempre più ampia che hanno gli smartphone, e di conseguenza l’uso dei social network e di internet, non è più possibile per un genitore liquidare la questione trincerandosi dietro la differenza generazionale.

La maggiore parte delle mamme e dei papà, infatti, tende a non affrontare nemmeno il problema, sentendosi svantaggiato in partenza in quanto non ha la padronanza che invece i suoi figli, i cosiddetti “nativi digitali”, dimostrano di avere nei confronti di questi innovativi strumenti. Strumenti che hanno grandissime potenzialità, possono essere estremamente utili e produttivi, ma allo stesso tempo celano numerose insidie. Per un genitore spesso tale consapevolezza è fonte di angoscia: come fare per impedire che il proprio figlio incappi in qualche realtà che sarebbe meglio non conoscesse né frequentasse? Qual è il momento migliore per dargli in mano uno smartphone? È possibile pensare invece di non darglielo, almeno fino ad una certa età? Ma poi, se tutti i suoi compagni lo possiedono, non si sentirebbe un emarginato? A questi, e molti altri interrogativi, i genitori fino ad ora hanno risposto in due modi: o con un abbandono di responsabilità, dando quindi i dispositivi elettronici ai propri figli e poi disinteressandosene completamente, con l’alibi dell’impossibilità di capirli; oppure liquidando il tutto come sciocchezze senza alcun peso, e quindi anche senza conseguenze sul benessere del ragazzo. Ma la via migliore è una terza via, che ora educatori e docenti stanno cercando di indicare con maggiore chiarezza. Si tratta di una via meno comoda e più impegnativa, ma certamente più efficace. L’AIART (Associazione Italiana Telespettatori), organo creato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), sulla scia di altre esperienze simili già inaugurate in varie zone della penisola italiana, ha deciso di dare vita ad una nuova offerta formativa, il cui scopo sia proprio quello di avvicinare i genitori all’uso delle nuove tecnologie, per poter meglio dialogare con i figli e dar loro le giuste direttive nel loro impiego. Si è così svolta, nel mese di gennaio 2017, una giornata di incontri a Milano, promossa dalla sezione locale dello AIART presieduta da Stefania Garassini, dove educatori ed esperti di comunicazione hanno cercato di tracciare le basi di una nuova modalità, di un nuovo approccio al mondo digitale. Che i giovani ormai facciano largo uso dei nuovi mezzi di comunicazione, come le app di messaggistica e i social network, è un dato innegabile. Secondo le statistiche rilevate dal CoreCom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) Lombardia, il 72% del campione considerato, formato da ragazzi di età compresa tra 11 e 18 anni, pubblica senza problemi foto e contenuti sui social network; solo una piccolissima percentuale di loro invece si preoccupa di chiedersi se sia il caso o meno, ovvero usa il suo senso critico. In questo si è dunque individuato il margine di azione che ha un genitore. Una madre o un padre ormai non possono impedire ai propri figli di usare certi strumenti, che per altri versi sono utili: ma possono insegnare ai propri figli ad utilizzarli con intelligenza e discernimento, affiancandoli nella loro comprensione a facendo un percorso condiviso. Questo può risultare un po’ faticoso ma sicuramente è appagante e contribuisce anche a formare una maggiore consapevolezza nei giovani di oggi, che saranno i cittadini di domani. Insegnare loro a districarsi tra i pericoli del mondo digitale, traendone solo ciò che è utile, è anche la via da percorrere per creare un futuro migliore per tutti.