A+ A A-

Genitori e professori

Quando si fa un confronto tra il mondo contemporaneo e quello passato ci sono tante profonde differenze che subito saltano agli occhi, ma chi elogia il passato a discapito del presente spesso viene accusato di essere un “nostalgico”, un disfattista incapace di vedere i pregi del progresso. Purtroppo però è evidente come certe forme di “emancipazione”, anziché rappresentare dei passi in avanti in determinati settori, si concretizzino in un effettivo regresso.

Un caso che può diventare rappresentativo per tutti è quello della scuola e del rapporto che intercorre tra i docenti, i discenti e i loro genitori. Un tempo la figura del “maestro” era rispettata in un modo che potremmo definire quasi religioso. Siccome pochi avevano la possibilità di studiare, chi era tenutario di un qualunque tipo di conoscenza, che si trattasse di scienze naturali, di algebra, o di letteratura, veniva considerato persona degna di stima e di fiducia e le sue parole non venivano mai messe in discussione. Tantomeno un genitore ne avrebbe messo in forse il giudizio. Nel momento in cui un figlio riceveva un brutto voto, molto facilmente riceveva un sonoro scapaccione e la ferma ingiunzione a studiare di più. Questo perché si riteneva che una buona cultura di base e un’adeguata istruzione avrebbero potuto garantire ai propri figli un futuro migliore. Al giorno d’oggi, così come è sotto agli occhi di tutti, le cose sono profondamente cambiate, e davvero non si può dire in meglio. Anche se il fatto che un parere di un docente non venga più considerato un valore assoluto, e quindi sia possibile metterlo in discussione, non sia di per sé negativo, tutt’altro, è pur vero che si è finito per sconfinare nell’esatto opposto. Attualmente il parere di un professore, anche in termini di voti e di giudizi didattici, praticamente non conta più niente. Prendiamo la situazione italiana: i professori già vivono una situazione non esattamente rosea, con stipendi molto bassi, grande precarietà nei posti di lavoro, e spesso vivendo la necessità di dover abbandonare la propria casa per andare ad insegnare molto lontano. In più, a loro arriva l’input a promuovere tutti, senza più stimolare l’eccellenza nei ragazzi a cui hanno il compito di insegnare, pena subire gravi ritorsioni da parte dei genitori. Se i genitori del passato, per lo più analfabeti, credevano nel valore di emancipazione che forniva la scuola, i genitori di oggi, forse essi stessi disillusi da un sistema che non premia i migliori, non spingono i propri figli a studiare, a farsi una cultura che, al di là del pezzo di carta conseguito, possa aiutarli a farsi largo nel vasto mondo. Ai genitori di oggi interessa solo che il figlio si diplomi, o si laurei, senza però preoccuparsi troppo della sua effettiva formazione. Ecco allora che spesso i docenti più appassionati, quelli che sanno fare meglio il proprio lavoro e che quindi danno anche voti bassi ai ragazzi poco preparati per spingerli a fare sempre di meglio, vengono letteralmente bombardati da accuse di ogni tipo, come quella di creare “depressione” negli studenti che ricevono brutti voti. Il valore formativo della scuola, complice la scomparsa di molte prove d’esame che esistevano un tempo, si può dire praticamente svanito nel nulla. Oggi la scuola è solo un percorso obbligato, e il bel rapporto che dovrebbe esistere tra alunni e maestri annullato dal fatto che questi ultimi vengono sviliti di ogni autorità, spesso per bocca di madri e padri. È evidente che tutto questo non può condurre a nulla di buono, perché la scuola non è mai servita ad impartire nozioni, ma a formare caratteri.