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I genitori, i figli e Whatsapp

Quando si parla del rapporto tra genitori e figli nella nostra società contemporanea è quasi inevitabile che un argomento non finisca prima o poi per saltar fuori: l’uso del cellulare. Così come tutti i nostri rapporti interpersonali sono stati cambiati dalla sempre maggiore diffusione dell’uso del telefonino di ultima generazione, il cosiddetto smartphone, altrettanto inevitabile è che anche il rapporto tra genitori e figli abbia subito una modifica di conseguenza.

Nel caso specifico l’aspetto che si desidera approfondire non è tanto il colloquio diretto tra un padre, una madre e i loro figli, quanto più il modo in cui i genitori mediano l’esperienza scolastica dei propri pargoli attraverso app e social network e, soprattutto, attraverso Whatsapp. Un tempo il modo che i genitori avevano per essere informati circa il rendimento scolastico dei propri figli era il colloquio con i professori, nelle sedi e nelle ore prestabilite, e lo scambio di informazioni con gli altri genitori, che avveniva di solito all’uscita della scuola, nel momento in cui ci si ritrovava tutti insieme ad aspettare gli studenti, o al mattino, all’ingresso, in attesa dello squillo della campanella. Oggi, in un mondo in cui tutti hanno sempre molta fretta, questo tipo di scambio avviene quasi solo esclusivamente attraverso il cellulare e in particolar modo attraverso Wahtsapp, che è un’app che permette di scambiarsi messaggi in modo istantaneo e soprattutto consente di creare i cosiddetti “gruppi”. Ad una stessa conversazione, cioè, si possono unire anche due, tre, o più persone, creando una chat di gruppo che spesso i genitori che hanno i figli che frequentano la stessa classe usano per conversare tra di loro. La deformazione mentale introdotta da questo nuovo tipo di comunicazione è sottile e spesso non viene valutata, ma è molto forte e potenzialmente pericolosa: ecco perché. Il gruppo Whatsapp dovrebbe essere usato solo per le spicciole e laconiche comunicazioni di servizio: la necessità di portare un certificato, l’orario di ricevimento dei professori o di ritrovo del pullmino, e così via. Viceversa i genitori lo usano in ben altra maniera, spesso in modo deleterio per una corretta crescita dei propri figli. Poniamo il caso che il bambino abbia dimenticato di segnare sul suo diario un compito assegnato dal professore: la mamma chiede il compito agli altri genitori tramite Whatsapp, lo fa per il suo bambino, e il problema è risolto. Di certo lo studente è stato tolto da un bell’imbarazzo, ma con quali conseguenze? Il suo senso di responsabilità non si svilupperà mai, perché a questo servono le punizioni dei professori. Non capirà quanto sia importante portare a termine i propri impegni, perché crederà che ci sia sempre un modo per aggirare l’ostacolo. Ancora più grave è poi l’uso di Whatsapp per confrontare i voti di un compito in classe. Molto spesso si finisce per criticare l’operato di un insegnante, senza considerare che un voto spesso include anche una considerazione sul bambino, sulla sua personalità, sulla sua crescita didattica nel complesso. La comunicazione su Whatsapp è difficile e ingannevole: chi legge lo fa distrattamente perché non riesce a star dietro a tutti i messaggi. Spesso i toni salgono e si finisce di fare una tempesta in un bicchier d’acqua. Insomma, Whatsapp può anche creare equivoci, di certo non aiuta a risolvere i problemi, semmai li crea. Non bisognerebbe mai sostituire un sano confronto diretto con un mezzo informatico, che può essere utile ma di cui non si deve mai abusare.