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Perché i genitori abbandonano in macchina i figli?

Ci sono episodi di cronaca che subito suscitano l’indignazione collettiva inducendo tutti a tirare giudizi, a volte anche molto pesanti, nei confronti di chi si macchia di un’azione considerata riprovevole. Uno dei casi più eclatanti in tal senso si verifica quando una madre o un padre lasciano inavvertitamente il figlio in macchina per molte ore consecutive. Questi episodi il più delle volte si concludono in modo tragico, con la morte del bambino, e l’opinione pubblica è lesta a condannare il genitore che ha commesso tale atto.

La prima conclusione, la più facile, a cui si giunge è infatti che il genitore in questione sia una persona inaffidabile, che non sia in grado di svolgere un ruolo così importante, che abbia la testa tra le nuvole e trascuri le cose importanti per badare alle inezie. Di fronte ad eventi così drammatici però bisognerebbe sempre fare attenzione a non trarre conclusioni avventate, perché sta di fatto che il più delle volte, quando accade che un genitore lascia suo figlio in macchina, non si ha a che fare con coppie con precedenti di maltrattamento nei confronti di minori. In genere si tratta di persone normalissime che sono sempre state premurose e attente nei confronti della loro prole, e che un giorno commettono una fatale dimenticanza. La domanda resta: va bene scordarsi le chiavi sul tavolino o l’ombrello in ufficio, ma come si fa a dimenticarsi di un figlio? Ce lo siamo chiesti tutti e se lo sono chiesti anche alcuni studiosi della mente umana. Tra questi, in particolar modo, ha cercato di capire quale meccanismo cerebrale si celi dietro gli episodi di abbandono involontario di minore il neuroscienziato David Diamond. Questi ha ascoltato con attenzione la registrazione delle telefonate fatte da una madre o da un padre che, tornando alla sua vettura, scopriva il corpo senza vita di suo figlio e si rendeva conto di cosa aveva fatto. Ha ascoltato i loro racconti e le loro spiegazioni, e alla fine si è dato una spiegazione scientifica, giungendo alla conclusione che queste persone non dovevano essere condannate per omicidio. L’unico modo per impedire che casi simili accadano di nuovo, sempre secondo Diamond, è quello di prevenirli. Come? Ecco qual è la sua teoria e le possibili soluzioni da lui individuate. Il cervello umano è composto da molte zone diverse, ognuna delle quali è preposta al controllo di diverse attività cognitive. Nel caso specifico, Diamond ha analizzato quelle che si occupano di due tipi di memoria di cui ognuno di noi dispone: la memoria operativa e la memoria prospettica. La memoria operativa, che ha sede nel ganglio basale del cervello, serve a farci fare dei movimenti e delle azioni ripetitive, come ad esempio guidare la macchina. La memoria prospettica, che ha sede nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale, serve a farci fare delle azioni programmate e ci consente di pianificare il futuro. In sostanza nel genitore che abbandona il figlio in auto accade un corto circuito tra le due memorie, poiché quella operativa sopprime quella prospettica. Ci sono tanti altri esempi di situazioni analoghe, e secondo il neuro scienziato l’unico modo di evitare che accadano tragiche dimenticanze è creare dei sistemi informatici, magari delle app, che funzionino come surrogato della memoria. Naturalmente non sono da trascurare nemmeno fattori come lo stress, la mancanza di sonno, o semplicemente un piccolo cambiamento nella routine quotidiana che porta ad un’anomalia nella memoria. In una parola non esiste un perché: per quanto brutale possa sembrare, ad ognuno potrebbe capitare di dimenticare il proprio figlio in automobile.